Il programmatore aperto

15 maggio, 2008

Facciamo un po’ di chiarezza :

Un programmatore non è chi installa linux, è chi scrive linux.

Non è chi disegna un sito web con joomla, è chi scrive joomla.

Non è chi vende il software, è chi lo fa.

Non è un blogger che riempie la pagina di parole, è chi ha scritto il software che glielo permette.

Non è chi gestisce 1.000 server, è chi ha scritto il programma che quei server fanno girare.

Non è chi installa il programma e lo critica dal piedistallo, è chi è responsabile di farlo funzionare velocemente e bene.

Non è quello che fa l’iconcina figa “get involved”, è quello che deve accontentare il cliente.

Il programmatore scrive programmi e senza programmi un computer è inutile, è il professionista più importante. Un programma perfetto non ha bisogno di installazione, è semplice, è divertente e non fa perdere tempo. Risolve un problema o ti permette di fare qualcosa di nuovo.

Fare un programma è complicato e diverso dalle altre attività di progettazione. E’ come se per lanciare un missile bastasse farne il progetto. Poi il computer lo costruirà e lo lancerà ogni volta che verrà doppio-cliccato.

Ora, per fare un progetto di un missile ci vogliono creatività e capacità ingegneristiche, è un’opera complessa, deve funzionare e deve essere aggiornata spesso. Chi possiede la capacità e la professionalità necessarie è ricercato e pagato bene.

La filosofia Open source/Free software vorrebbe convincere i programmatori a regalare i loro progetti. Non solo ad altri programmatori che possono copiare le loro soluzioni tecniche più innovative, ma anche al cliente finale !

Per chi spinge l’open i programmatori dovrebbero essere pagati a tempo, per correggere i loro stessi errori o per piccole attività marginali come cambiare il colore alla testata. Oppure non essere pagati affatto, guadagna solo l’imprenditore che possiede le macchine che fanno girare il prodotto.

La loro creatività ? Quella non vale niente. Non devono neppure permettersi di brevettare qualcosa. Devono essere pagati meno di tutti gli altri che mangiano sul loro lavoro.

Non solo, il programmatore deve essere open in un mondo closed, dove perfino gli schemi elettrici delle auto sono tenuti segreti per bloccare la concorrenza. Così il meccanico fa i soldi, ed il programmatore la fame.

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14 Responses to “Il programmatore aperto”

  1. Dario Solera Says:

    Personalmente non sono contro il software open/free. Nel mio piccolo contribuisco anche. Il punto è un altro: noto, ormai, una pericolosa tendenza a credere che il software *debba* essere gratuito, che il software commerciale è maligno, che se un vendor non si occupa di software open, allora è “out”.

    E’ una tendenza veramente pericolosissima, che molti di noi sviluppatori tendono a non focalizzare o addirittura ad incoraggiare. Ho sinceramente paura di quello che potrà succedere negli anni a venire.

  2. Raffaele Says:

    Caro mio, l’open source non è solo una “filosofia” pseudomarxista, alla Stallman, ma un vero e proprio modello di business. Un intelligente e _remunerativo_ modello di business. Cerco di rispondere ad alcuni punti che hai affrontato in un tuo post precedente.
    “Scarso ritorno economico per le aziende software”
    Solo se l’azienda software non riesce a ‘usare’ e valorizzare questo modello. Alcuni esempi remunerativi, di come tanti progetti opensource han fatto guadagnare bei soldi ai loro creatori, soldi che non si sarebbero mai sognati usando un approccio open.

    1- Ruby on Rails, by DHH. Framework web che sta ricevendo una grande attenzione. Il creatore (programmatore) ha investito mesi del suo tempo nella creazione di questo framework, allo scopo di velocizzare lo sviluppo di alcuni progetti interni. Un giorno decidere di ‘regalare’ la sua creazione al mondo; risultato: il tizio fa dei bei milioni dalla pubblicazione di libri, dall’hosting Ror, la sua azienda ha goduto di enormi ritorni di immagine. Una infinità di programmatori in giro per il mondo contribuiscono a migliorare/estendere la sua creazione (non lo fanno per la gloria, ma per risolvere i loro, di problemi)
    Domanda: se DHH avesse deciso per un approccio closed che sarebbe successo? Fin troppo facile immaginarlo. (Ah, ciliegina sulla torta: è nato un ecosistema attorno al suo framework, il mercato del lavoro ha cominciato a richiedere programmatori ruby/ror, in genere professionisti/appassionati e molto, molto ben pagati).

    2- Firefox. E’ gratis, è open, ci son migliaia di plugin professionali gratuiti, c’è di che solleticare il palato di molti. La casa madre ha aperto interamente la sua creazione, col risultato che tanti sviluppatori ci si son fiondati ad arricchire il prodotto, implicitamente testarlo. Mozilla che fa un sacco di soldi da accordi con Google (spartizione proventi dei click) e produttori di smartphones. Il perchè di questo successo l’ho già enunciato; tra le altre cose sono migliaia i professionisti/utenti di questo prodotto, persone straingamba che se notano un bug non si limitano a bestemmiare ma vanno a guardarsi il codice sorgente. Seguendo un approccio closed Firefox avrebbe un futuro? Mozilla ci farebbe quattrini?

    3- Compiere ERP. Un sistema ERP professionale può costare decine (o centinaia) di migliaia di euro, tutti meritati visto l’enorme lavoro che c’è dietro. La casa madre di Compiere ha deciso di dar tutto aggratisse, sono dei pazzi, no? Domanda, se fosse closed, alla sap, quale sarebbe il giro d’affari/di licenze? Hai idea dei costi associati ad una rete capillare che raggiunga aziende in tutto il mondo? Risultato: se la mia azienda necessitasse di una soluzione ERP io proporrei Compiere, almeno in prova (tutto gratis, che me frega, si può provare no? A sto prezzo…). Alla fine della prova probabilmente succederà che andrà tutto bene se non per qualche modifica da effettuare per customizzare il prodotto alle esigenze della mia azienda. Facile, contatto la casa madre Compiere, essa mi offre un servizio di assistenza a pagamento (se ne sentissi la necessità) oltre che a customizzazioni ad-hoc. Ce li posso anche spendere 2/3mila euro per qualche piccola modifica, non sono niente per una soluzione di questo genere. Ora ascolta: l’azienda ‘creatrice’ si ritroverà con migliaia di richieste di modifica (a pagamento) e di assistenza (a pagamento)… migliaia di richieste da poche migliaia di euro rispetto a poche licenze da 50.000€… a me sembra un modello di business sostenibile e tutt’altro che stupido/idealistico. E poi, ciliegina sulla torta, tantissimi programmatori di aziende che installano l’ERP senza pagar nulla (in quanto più che competenti) fanno un lavoro di debug, test, customizzazione, traduzione che son portati a condividere con gli altri (succede davvero).
    La casa madre alla fine si ritrova con minori spese per lo sviluppo (aiuto comunità open), minori costo per i ‘file’ di traduzione (comunità open interessata a sopperire alla mancata localizzazione), minori costi per rappresentanza/pubblicità (un programma di questo tipo a costo zero vien scaricato a go-go, basta il passaparola), e un sacco di lavori per formazione/customizzazione/certificazione (son sistemi molto complessi).
    Altra ciliegina, il programmatore open source che si impara questa soluzione ha un’arma in più nel suo arsenale, essere in grado di metter su una soluzione di questo genere a costi bassissimi (ehi azienda cliente, facciamo che mi paghi tot + tot euro in + e in cambio ti metto su e gestisco un pacchetto dal valore potenziale di 100.000€ senza un soldo per la licenza?)

    Intendo rispondere punto per punto al tuo post, questo è un inizio. La morale è che l’open source è (per cominciare) un modello di business solo apparentemente paradossale, sono infiniti i casi di creatori di soluzioni foss che hanno un nome e un conto in banca grazie a questa modalità operativa. Un vantaggio _in primis_ per il programmatore finale. (Tra l’altro recenti indagini dimostrano che coolossi informatici prediligono chi ha avuto a che fare con progetti open source in quanto in genere _più professionali_.
    Non è un controsenso, dai un’occhiata a RoR e ad altri progetti, sono incentrati sul test delle applicazioni, su sistemi di versionamento (distribuito) all’avanguardia…
    Dammi retta, i programmatori Visual Basic sono i muratori di questo mestiere, considerati intercambiabili come chi lavora alla raccolta dei pomodori, per questo sono così amati da certe aziende.

    Continua…..

  3. closedclub Says:

    > Intendo rispondere punto per punto al tuo post

    Bene, perchè gli stessi fatti che tu racconti si possono leggere in ben altro modo.

    Posta pure, la mia promessa è di studiarli e di smontarli completamente in post appositi o quanto meno svelarne l’ipocrisia pelosa che nascondono.

  4. TADsince1995 Says:

    Quoto in toto quello che ha scritto Raffaele. CSOE, rispetto le opinioni altrui, ma ho l’impressione che il tuo ragionamento si fermi all’idea, molto semplicistica, che il programmatore “regala” il suo lavoro. Nessuno lavora gratis, il modello open ha avuto successo non perchè ci sono aziende che vogliono lucrare su chi lavora “gratis”, ma perchè funziona e, in molti casi, è l’unico modello che è in grado di generare concorrenza e, soprattutto, è straordinariamente ottimizzato. L’obiettivo è il prodotto, non solo i soldi.
    Il prodotto X, perfetto l’esempio di Compiere fatto da Raffaele, è sviluppato in comunità e di conseguenza gli sforzi e i costi di sviluppo sono condivisi. Tanti programmatori concentrati sullo stesso obiettivo significano tanto occhi in grado di vedere cosa non va e cosa si può migliorare. Questo porta a uno sviluppo velocissimo del software e, soprattutto, gli sforzi (ben più grandi spesso e volentieri) di testing e debug sono distribuiti a tutta la platea di aziende e programmatori che lavorano sullo stesso prodotto e che lo hanno deployato ai loro clienti. Questo porta a un debugging velocissimo e sicuramente più indolore di quello dell’azienda che vende la licenza del prodotto fatto in casa. Quindi, alla fine della fiera, si otterrà un prodotto valido in tempi brevi e TESTATISSIMO. Se a ciò aggiungi che la base di codice è comune e che i costi di sviluppo precipitano verso il basso, si avrà la possibilità di offrire il suddetto, valido prodotto a prezzi ben più bassi di quelli dell’azienda che vende licenze del prodotto fatto in casa.
    Ci sono tanti altri esempi che si possono fare, ti cito semplicemente un paio di framework open source che sono diventati lo standard nel mondo Java: Hibernate e Spring. Costo? Zero. Il livello qualitativo è altissimo, al punto che ormai la loro conoscenza è diventata un requisito per l’assunzione di un qualunque sviluppatore Java. Pensa un po’ se per usare un simile framework ti avessero chiesto dei soldi e, magari, delle royalties per ogni applicazione che ci produci. Sarebbero morti in pochi mesi.
    Non è una questione di ideologia, molti addirittura la mettono in politica, è semplicemente evoluzione. L’evoluzione ha portato a capire che nell’ambito dello sviluppo software il modello closed sta invecchiando e il successo sempre maggiore delle iniziative open source ne è la più lampante dimostrazione.

    TAD

  5. M.C. Says:

    > Posta pure, la mia promessa è di studiarli e di smontarli
    > completamente in post appositi o quanto meno svelarne l’ipocrisia
    > pelosa che nascondono.

    Non male… prima hai paura degli attacchi personali e poi insulti chi ti risponde con argomentazioni dicendogli che i suoi commenti nascondono un’ipocrisia pelosa…

  6. closedclub Says:

    Mi sono spiegato male. L’ipocrisia non dei suoi post che sono sicuro essere in buona fede, ma dei casi di successo, dele aziende che porta come modello.

  7. eeecp Says:

    Quoto closedclub, le aziende che hanno rilasciato come Open Source i loro software erano aziende fallite, che non riuscivano a vendere il loro prodotti e per non morire del tutto li hanno aperti e distribuiti liberamente per sperare di guadagnare qualcosa sull’assistenza.
    OpenOffice è nato dalle ceneri del fallito StarOffice, che nessuno comprava, e che Sun continua a finanziare per fare le scarpe al Microsoft Office che li ha battuti.
    Stesso dicasi di Firefox, erede dello sconfitto Netscape.
    In realta nessuna azienda in salute che vende un buon prodotto userebbe mai una licenza come la GPL.
    Quando sperate di vedere prodotti di successo come AutoCAD, Premiere, FreeHand, Photoshop, distribuiti liberamente?
    Il modello Open Source va bene solo epr alcune particolari categorie di software, sviluppare un kernel in modo condiiso come Linux ad esempio, o apachi, ma epr ilresto quasi tutti i programmi OSS sono spazzatura.
    Nelle migliaia di pacchetti che ci sno nelle distro è pieno di programmi non funzionanti, sempre in beta, che si installano a meta… e lo conosco bene perche lavoro Linux da anni, perche mi tocca, e a parte i soliti software noti per il resto è tutta fuffa.

  8. TADsince1995 Says:

    Sun ha reso open source java. Non mi sembra che sia una “azienda fallita”. Quasi tutti i programmi OSS sono spazzatura? Fatti un giro su jboss, tomcat e la miriade di framework opensource in giro per la rete. I tuoi Autocad, premiere, freehand e photoshop non usciranno mai free, ma le alternative diventeranno sempre più valide. Poi siamo tutti bravi a dire AutoCAD, Premiere, Photoshop, ma lo sappiamo quanto costa una licenza di Autocad?

    Facile dire Photoshop è meglio di Gimp, quando non lo paghi…

    TAD

  9. closedclub Says:

    Su SUN vedo che insistono tutti, prometto prossimo post interessante. Per il momento un : http://www.macitynet.it/macity/aA32180/sun_perde_milioni_dollari.shtml

  10. Di_ME Says:

    Ancora un post ridicolo. Ci sono sviluppatori che lavorano su software opensource pagati dalle varie RedHat, mandriva, novell, etc etc, tanto quanto gli sviluppatori che lavorano su prodotti closed per le varie microsoft, adobe, etc… Per la paternita’ di un software? Io penso che se faccio un programma open si riconosce che sono io l’auto. Se lavoro per microsoft nessuno sa chi sono, il programma l’ha ufficialmente fatto microsoft.

    Poi i programmatori volontari, sono VOLONTARI! Lo vuoi capire? La libera’ di un’individuo sta nel poter scegliere cosa fare! Sono libero di decidere se stare in casa o uscire a fare 2 passi, sono libero di votare il partito che preferisco, sono libero di usare il software che preferisco sia esso open che closed e DEVO essere libero anche di decidere se sviluppare un programma closed o open!

    Non vedo che male ci sia a sviluppare open volontariamente, uno potrebbe farlo per divertimento o per semplice passatempo nei weekend, potrebbe farlo per imparare come si progamma avendo la collaborazione di tanti altri come lui.

    Se voi considerate i software open cosi’ pessimi allora non usateli, usate windows, usate photoshop e non rompete con sti articoli privi di senso.

    Se l’open causa davvero danni al mondo closed allora vuol dire che il software closed e’ davvero cosi’ scadente da risentirne… perche’ se i programmi closed fossero davvero cosi’ superiori allora non dovrebbero temere questa concorrenza… Allora in un certo senso ammettete la qualita’ del software open?
    Poi scusate una cosa se io voglio fare 3 fotoritocchi del cavolo perche’ dovrei essere costretto a comprare photoshop? Gimp per quanto non sia al suo stesso livello e’ sufficente per fare molte piccole cose, piu’ che soddisfacente per un privato… E chi non puo’ permettersi Phostoshop? Ah e’ vero poi lo crakka e chissenefrega vero? e’ cosi’ che ragionate tutti voi windowsfanboy… arrivate nel mio negozio con PC ultrafighetto con Windows crakkato, MSOffice Crakkato, Photoshop Crakkato, Autocad Crakkato… e poi? Avete rubato tutto quel software per produrre 3 lettere di word, 2 fogli di excel striminziti e un 5 disegni del cazzo con autocad… vi servivano davvero tutti quei software professionali? No perche’ io faccio molto di piu’ e molto di meglio usando solo software open e gratuiti.

    Poi ancora e’ una cazzata che con l’open si va in rovina, la ditta per cui lavoro grazie a Linux ha triplicato gli utili.

    Stiamo sviluppando un software gestionale open e anche qui i pregi del modello si vedono in quanto ormai il mercato e’ dei grandi nomi, che speranza ha uno che parte oggi di riuscire mai un giorno a raggiungerli? Nessuna perche’ non appena inizi a fare un minimo di concorreza ti schiacciano come uno scarafaggio. Allora programmiamo open e vediamo il nostro servizio e abbiamo di che guadagnare, chi da fuori prende a mano, godendone, il nostro lavoro spesso apporta migliorie che ci tornano indietro e di cui noi possiamo godere a nostra volta? dov’e’ che ci rimetti?! Tanto una ditta che sta dall’altra parte d’italia non arrivera’ mai a toccare il nostro giro di clienti!

    E’facile giudicare qualcosa senza esserci dentro! Un programmatore di talento, che sviluppi closed, oggi non ha la possibilita’ di finire da nessuna parte. O fallisce o viene acquisito da qualche azienda piu’ grossa, che magari dopo aver preso possesso della sua opera lo licenzia… hahaha e’ questo il mondo che voi adorate XD Vivete in un mondo di illusioni.

  11. eeecp Says:

    In ambito lavorativo pagare 50 e 50 per licenze e assistenza e pagare 100 (anche 120 o 150) per solo assistenza, non fa grosse differenze e i vari clienti aziendali valutano le offerte in base ad appalti e quant’altro.
    Quando si valuta la qualità, le garanzie, la produttività, il supporto, quelli che forniscono free software risultano spesso i meno competitivi.
    Di tutte le aziende che ho visto di linux neanche vogliono sentir parlare, e i conti li hanno fatti eh.

  12. Di_ME Says:

    https://closedclub.wordpress.com/2008/05/16/la-storia-delleretico/#comment-93

    Manco rispondere sai, forse il copia incolla e’ l’unica cosa che riesci a fare col computer? Oppure non trovi vere argomentazioni a tua difesa?

  13. Roger Says:

    Il modello open source è una presa per il culo da parte delle grandi organizzazione per avere mano d’opera a costo zero. Noi poveri sviluppatori, non capendo un tubo di economia, come fessi andiamo dietro a questo modello di bussness. L’open source è una zappa sui piedi per chi vuole diventare imprenditore. Il programmatore continua a lavorare con le consulenze ma fa la fame. Programmare conviene solo se poi si vende un prodotto. Forza dai, programmiamo tutta vita, pure gratis, tanto sono sempre gli stessi che ci guadagnano, gli imprenditore e i merkantari.

    Siamo in un mondo closed in un economia di mercato. L’open source andrebbe bene nel modello economico alla start track e non sto scherzando.

    Saluti.

  14. Roger Says:

    “E’facile giudicare qualcosa senza esserci dentro! Un programmatore di talento, che sviluppi closed, oggi non ha la possibilita’ di finire da nessuna parte. O fallisce o viene acquisito da qualche azienda piu’ grossa, che magari dopo aver preso possesso della sua opera lo licenzia… hahaha e’ questo il mondo che voi adorate XD Vivete in un mondo di illusioni.”

    Si , vero questo succedo ma se hai i coglioni e degli ammortizzatori non ti acquisiscono un bel tubo


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