I problemi di windows

30 Giugno, 2008

Spesso si accusa windows di essere un colabrodo instabile.

Come spesso ho detto, queste critiche sono reali ma sono anche frutto di due caratteristiche : una estrema adattabilità ad hardware di qualunque tipo e il mantenimento della compatibilità per programmi e driver vecchi e scritti male.

Ovvio ad esempio che per Apple sia più facile rilasciare una nuova versione di Mac osx, loro conoscono perfettamente l’hardware dove il sistema operativo sarà eseguito. Stesa cosa vale per tutti quei sistemi operativi abbinati ad hardware proprietario, dai cellulari ai server di fascia alta.

Ben diverso è windows, a cui si chiede di essere innovativo, sicuro, facile e di girare su quasi qualsiasi hardware.

Questo ha portato  a Vista, troppo grosso, troppo lento, infarcito di tecnologie vecchie e bacate, miste a quelle nuove lente e a volte inutili, sempre afflitto da virus ma contemporaneamente con problemi di compatibilità verso il basso. Non è un cattivo sistema operativo, perché forse di meglio non si poteva fare.

L’unica soluzione sarebbe riscrivere tutto da zero, come suggerisce questo bell’articolo del NewYork Times, con cui sono d’accordo e che ci tenevo a segnalare.

Sodoma

30 Giugno, 2008

In un tempo lontano, vicino alla città di Sodoma, viveva un pastore retto e giusto.

Egli possedeva molte greggi e grande era la sua famiglia e pieni i suoi granai.

Un giorno, il suo carro si spezzò, allora il pastore disse al figlio :

“Tu, che sei il mio figlio maggiore, mi accompagnerai a Sodoma affiche tu veda i Sodomiti e tu mi protegga da loro.”

Giunti a Sodoma, il figlio vide la perversione dei Sodomiti e grande fu il suo sdegno.

Allora disse al padre : “Padre mio, tu hai cresciuto me e i miei fratelli nell’onestà e nella rettitudine e adesso io vedo questi uomini e grande è la loro depravazione, se userai uno dei loro carri ti renderai complice dei loro peccati e la nostra famiglia ne sarà corrotta. Lascia a loro i loro carri e costruiamocene uno da soli.”

Allora il vecchio pastore rispose : “Un carro è solo un carro, anche il precedente fu costruito da Sodomiti, ma con esso ho allevato te ed i tuoi fratelli nell’onestà e nella rettitudine.”

Il figlio allora disse : “Ho capito ! E’ un po’ come usare wordpress per parlare male dell’open source, non importa chi lo ha scritto, l’importante è che funziona bene.”

E il padre : “Esatto, non è che un programma porta sopra un marchio di infamia a secondo del produttore. Prendi linux, non è che linux è l’open source. Linux è un buon unix like, si può apprezzare ed usare linux e contemporaneamente criticare l’open”

“Ma certo, in fin dei conti linux è una cosa, l’importante sarebbe liberare i programmatori, sarebbe bello se potessero proteggere la loro creatività, se potessero essere pagati per il loro lavoro e non a ore come prostitute per l’assistenza.”

“E’ già, speriamo che i posteri imparino a non farsi sfruttare, speriamo figlio mio”

Tutti portano come esempio di azienda che fa soldi producendo e  manutenendo software open source la società dal cappello rosso.

Ma la più grande azienda Open del mondo, una delle pochissime quotate in borsa, che vende in tutto il mondo e che distribuisce il suo software con codice aperto, dopo anni e anni di attività, a che punto è ?

Secondo Google l’azienda guadagna meno di :

Sybase : che vende un DataBase closed

McAfee : che vende un antivirus closed

Autodesk : che vende un cad closed

Adobe : che naturalmente è closed

Per capirsi, fattura un quinto di Activision, quella dei giochini, 10 volte meno di Symantec..

Ma fattura e guadagna addirittura meno della “famosissima” MICROS, una azienda che fa software per la prenotazione alberghiera.

Come a dire che è più facile fare soldi vendendo programmini in Access per stabilimenti balneari che con il software open source.

E questo nonostante il tempo, i soldi, la fama e la qualità del cappello rosso.

Ma le risate

25 Giugno, 2008

ORE 00:22 Su Punto informatico I leggo la notizia che il web 2.0 è arrivato in Puglia. Scorro l’articolo, e il mio cervello registra nell’ordine : unificare, accesso, servizio migliore, razionalizzare spesa, open source.

Ora, va bene auto incensarsi, ma questo è troppo ! Così ci vado giù duro : “Open source = fallimento”, è una bella equazione, da diffondere.

ORE 10:10 Torno sulla notizia per vedere i commenti, ma le risposte sono fiacche, mi danno del patetico e mi accusano di essere la vergogna dell’Italia.

C’è però un commento nuovo, di uno che prima si firma prima cooperativa paz e poi 4K1R4, che dice che è un CSM nuovo, scritto da zero, open e gratuito e che io non devo sparare cacchiate.

Allora mi insospettisco, faccio un giro sul sito e niente, non c’è nessun riferimento a licenza o download o altro.

ORE 10:15 Chiedo gentilmente, se è open source, da dove si scaricano i sorgenti ?

A quel punto si scatena il delirio, ci sono inviti a succhiare, c’è chi scopre che il template è molto molto simile ad uno di joomla, altri dicono che non passa le validazioni, il tutto condito con un turbine di kkkk, e attacchi al limite, e richieste di spiegazioni.

Divertentissimo, ma a quel punto ecco l’affondo finale, l’appello al programmatore:

- La licenza non c’è sul sito, forse sei ancora in tempo !!

- A questo punto perché lo devi rilasciare open source ?

- Perché lo possano copiare gratis nelle altre regioni ?

- Oppure perché altri vengano in questo forum a sputare sul tuo codice ?

- Perché il primo programmatore php possa farci assistenza al posto tuo ??

- Non lo pubblicare affatto, tienitelo stretto come tutti gli altri professionisti, evita di fare la fame gratis.

- Lascia perdere l’open, inventati qualcosa e chiudi tutto !

- Così almeno per qualche anno l’assistenza sarà tua e magari ci esce anche qualche altro cliente.

- Dai retta, si va verso tempi difficili e chi sa fare deve farsi pagare, chiudi tutto !

Speriamo che seguano i miei consigli, nel fra tempo è stato bellissimo esempio di open source out of the box.

Una della maggiori innovazioni della nuova licenza open source GPL3 è l’inserimento di clausole contro la cosi detta “tivolizzazione”. La parola nasce da TiVo : un sofisticato videoregistratore connesso ad internet che permette ad esempio la registrazione automatica tutti i film con un attore preferito.

TiVo funziona grazie a GNU/Linux e al software Open source, naturalmente rilascia le eventuali modifiche al codice sul suo sito a disposizione della comunità. Fin qui tutto bene.

C’è però una cosa che TiVo non permette : di modificare i suoi programmi ed eseguirli sul TiVo stesso. Questo perché TiVo praticamente ti regala l’hardware (99$) ma ti fa pagare qualcosa come 13$ al mese di abbonamento per i suoi servizi e se fosse possibile modificare i programmi interni si potrebbe far connettere lo scatolotto ad un diverso sito, con gli stessi servizi o migliori, magari gratis.

Siamo davanti ad una società che usa il FLOSS (free and open software), che quindi paga poco o nessuna royalty per ogni esemplare venduto, ma protegge l’esclusività nella fornitura di servizi e programmi per il proprio hardware facendo un sacco di soldi. Un po’ come se Google vendesse un EEPC con Linux bloccato, che usa solo i suoi programmi e si connette solo ai suoi siti, tipo iphone.

Per Richard Stallman, paladino della liberta di modifica e sviluppo, una situazione simile è fumo negli occhi. Da qui la nascita della la GPL3, che in sostanza afferma che se un dispositivo usa software libero l’utente deve essere libero di modificarlo e far girare la propria copia modificata nel dispositivo stesso. (Come TiVo protegga il proprio sistema e come la GPL3 lo impedisca sono dettagli)

Ora, letta così, paradossalmente può essere vista come una bella cosa sia da chi crede all’open source duro e puro sia da chi osteggia l’open : infatti più limiti ci sono all’utilizzo del FLOSS e meno concorrenza farà al software normale. Gli unici a vedere la GPL3 come una brutta cosa sono i moderati come Linus Torvald e Tassone.

Per TrollTech la GPL3 probabilmente sarà una vera e propria manna.

TrollTech sviluppa Qt, una libreria grafica famosissima, alla base del desktop per Linux KDE ma usata anche da Adobe, Lucas Film, Google e in moltissimi apparecchi elettronici come telefonini, smartphone et simila.  Al pari di MySql guadagna attraverso il modello Dual-licensing, affiancando alla versione sotto GPL una distribuita con licenza commerciale.

A Gennaio TrollTech ha abbracciato con entusiasmo la GPL3. Per il momento mantiene anche una versione GPL2, ma che succederebbe se questo fosse solo il primo passo in un percorso che porta alla adozione esclusiva della GPL3 ?

La conseguenza sarebbe che qualunque prodotto simil TiVo (ma anche semplici cellulari) non potrebbe più usare le Qt in versione Open, indipendentemente da modifiche o inclusioni in altri progetti, semplicemente dovrebbe acquistare la versione commerciale, fin oltre pagare royalty a discrezione di TrollTech per ogni esemplare prodotto.

La GPL3 è una grandissima occasione di business : le limitazioni introdotte, brevetti e protezioni, possono rendere la versione Open Source di qualunque software inadatta ai dispositivi embeded. Spingendo così le vendite della versione commerciale del software, che oggi sono effettuate solo grazie al valore aggiunto dell’assistenza (che però costa) e per la libertà di inclusione in progetti closed.

Ed il Kernel ? Linus Torvald ha deciso per il momento di mantenerlo sotto GPL2, probabilmente per non limitare la diffusione di Linux. Un peccato, potrebbe passare alla GPL3 e contemporaneamente rilasciare una versione commerciale del kernel, applicando esso stesso il Dual-licensing.

TiVo avrebbe il suo software senza limitazioni e Richard Stallman la sua versione aperta e libera e Linus un pacco di soldi. Tutti contenti ?

I 4 dell’Open Source

20 Maggio, 2008

Il religioso : Sono quelli che ci credono davvero. Sono programmatori e scrivono o hanno scritto codice per progetti open source.

All’interno di questa categoria si presentano diverse sfumature, ma possiamo identificare 2 grandi correnti :

religioso-pragmatici (come Linus Toward ) : credono che l’open source sia il miglior modo ingegneristico di scrivere software. Prima viene il programma e poi la licenza, si tengono fuori da dispute ideologiche, per loro un programma è un programma.

religioso-talebani (come Stallman) : credono nell’indipendenza del software. Per loro il software deve essere libero, cioè si deve poter usare, studiare, modificare, copiare e ridistribuire. Che tradotto vuol dire gratis e senza copyright, se non è così ? Semplicemente non va usato, a prescindere dalla qualità.

Il Proselito : Sono quelli che seguono e aiutano i religiosi. Ci credono, ma non sanno scrivere codice e quindi al massimo fanno le iconcine e segnalano bug. Spesso si riuniscono in circoli chiamati LUG, o associazioni o altro.

Non sono molti, ma fanno un gran baccano. Sui media, sui blog, nelle commissioni parlamentari, ovunque è un fiorire di proseliti che parlano di software senza averne mai progettato uno.


Il Profittatore : E’ un dirigente, possiede una software house o è un venditore. Ha qualcosa da guadagnare dal lavoro gratuito dei programmatori. Non esita ad abbracciare la filosofia FLOSS, anche la più estrema se gli permette di aggredire il mercato e vendere dove mai venderebbe. Sa attirare la benevolenza dei proseliti e spesso degli organi di governo.

Fanno parte di questa categoria molte corporation che promuovono l’open source, ma non rilasciano i loro programmi Open. Diciamo che sostengono l’open source, ma quello degli altri !


Il Mucco : E’ un profano, non sa niente di programmazione, quando gli parli di formati aperti ti guarda come le mucche guardano un treno.

Gli puoi raccontare quello che vuoi : che i programmi li scrive la community, che sono più sicuri perchè li testano in tanti, che sarà un uomo più felice se avrà i sorgenti, che tutto il mondo sta adottando l’open source e che lui stesso è un oppresso e che vuoi siete li per liberarlo dalla schiavitù.

Solitamente quando sente la parola gratis si converte e allora cominciano i veri problemi :

Se è un utente casalingo, si pentirà rapidamente ma rimarrà dell’opinione che “è meglio“, e che “è troppo più sicuro” e altre falsità del genere, però lui intanto torna al Mac o a Windows.

Se invece è un dirigente o un imprenditore crederà di aver trovato il santo Graal del risparmio e convertirà tutta l’azienda tranne il suo portatile Macbook Air all’open source, precipitandola così nel medioevo tecnologico, rione delle consulenze infernali.

Tu chi sei ?

Oggi Geekissimo pubblica un pezzo sul closed club, per chi volesse seguire la discussione la trova qui :

Geekissimo open-source-tutte-rose-senza-spine

Eccone una nuova, direttamente sugli schermi dei vostri pc Digistan! . Che cos’è ? Ma è un’altra delle sedicenti organizzazioni per la promozione delle libertà digitali e degli standard aperti, che gentilmente vuole guidare ed informare i nostri governi.

Sta bene in compagnia delle varie NOOOXML e di questi questi che, giuro, hanno indetto il giorno del documento libero.

Dennis Byron ci racconta in questo articolo, che queste organizzazioni per la promozione di qualche fumosa libertà digitale sono composte solitamente da una ventina di persone, solitamente Europee. Alcune, dice Byron, nascono a scopo di lucro per tenere conferenze lautamente pagate dalle società sponsor, oppure per fornire consulenze ad enti statali per guidarli nell’adozione dell’open source.

Non c’ero arrivato neppure io, una società per la promozione delle libertà digitali formata da pseudo esperti che guadagnano consigliando open source! Certo, perché tutte queste commissioni parlamentari o meno ingaggiano esperti, e chi sono gli esperti se non quelli stessi che promuovono l’open ? Favoloso.

Byron si lancia poi in una invettiva propagandistica, ma è interessante vedere che dietro tutte queste associazioni si trovano sempre le stesse multinazionali. Che attraverso i fondatori, le sponsorizzazioni, e le donazioni foraggiano l’attività lobbistica presso gli organismi UE ed i centri di potere.

Tutti parlano dell’OLPC

19 Maggio, 2008

L’OLPC è un PC verde, bruttino, resistente ed economico, che Nicolas Negroponte con l’auito del MIT e delle Nazioni Unite cerca di distribuire ai bambini poveri del pianeta.

Visto lo spirito umanitario alla base del progetto Negroponte ha pensato bene di affidarsi ai gurù dell’open source. Ovviamente è stato un grave errore.

Risultato ? Un disastro. Che arriva a compimento con il passaggio forzato a windows XP.

In questa farsa-tragedia tutti i problemi classici di un progetto idealistico sono venuti a galla :

- Un prodotto pessimo (vedi interfaccia grafica ) che lo stesso Negroponte definisce un blob amorfo

- La difesa a spada tratta del prodotto da parte dei “sostenitori ad ogni costo” , con intervento diretto di Stallman, a cui interessa più il bios dell’OLPC che la funzionalità o meno del sistema.

- L’assoluta disattenzione verso il cliente, in questo caso con l’aggravante che “il cliente” sono bambini disagiati. Cosa gli sarà più utile imparare ? Un sistema operativo moderno o a giocare a filetto in 4 colori ? Ancora una volta il cliente e le sue esigenze non sono importanti, l’importante è la licenza.

- La difficile convivenza con i soliti religiosi dell’open, anche Negroponte li definisce fondamentalisti , che invitati al pragmatismo se la prendono e sbattono la porta invocando fork.

Speriamo che abbia imparato la lezione.

Il verbo dell’eretico

18 Maggio, 2008

In questo precedente post ho parlato di Larry McVoy, uno sviluppatore ed imprenditore vicino a Linus Toward, che ha contribuito attivamente allo sviluppo di Linus, che conosce le persone che l’open lo hanno creato.

Stiamo parlando di uno che è cresciuto a pane ed open source, che in questa intervista su Forbes ci parla di innovazione ed open source.

La prima cosa che dice è che a seguito della sua esperienza, è arrivato alla conclusione che l’open source non permette di creare prodotti realmente innovativi.

Lui stesso, se rilasciasse il proprio prodotto open source andrebbe fallito in sei mesi.

Sviluppare un singolo prodotto innovativo costa una montagna di soldi, serve un solido business model dietro questi investimenti. Sembra ovvio, ma per molti non lo è.

McVoy ci dice che i ragazzi dell’open pensano che i “big boy”, cioè le grandi compagnie sponsor di tanti progetti open, verranno a sostenere i loro prodotti. Ma questo succederà solo dopo che avranno dimostrato di essere eccezionali, superiori ai loro stessi prodotti. E nel frattempo chi paga ?

Ma continuiamo con un passaggio dell’intervista illuminante :

“‘You’re an evil corporate guy, and you don’t get it.’ But I’m not evil. I’m well-known in the open source community. But none of them can show me how to build a software-development house and fund it off open source revenue.”

Cosa ci dice McVoy ? Ci dice che tutti gli danno del demonio, ma lui non è un demonio, conosce bene l’open source. Ma nessuno di loro è in grado di fargli vedere come fondare una software house andandoci pari con l’open source.

Cioè stiamo parlando di uno che ha l’esperienza, i contatti giusti, il talento necessario e che ci dice che tutti parlano, parlano e basta.

Nessuno vuol ammetterlo, ma lo sviluppo della maggior parte dei progetti Open Source è finanziato da aziende che non sono open source a loro volta (io aggiungo che lo sfruttano). Oppure da aziende di hardware, ma con questo modello non è possibile fare vera innovazione, iniziare un nuovo progetto. E se non si è finanziati i soldi non bastano.

Questi concetti, espressi da uno che adora l’open, devono far riflettere chi pensa di fare azienda rilasciando i prodotti open, ma sopratutto chi scrive ovunque che l’open source è innovazione. Non solo non è vero, ma vero il contrario.